Laghi, paludi, torbiere, lagune, acquitrini, specchi d’acqua naturali o artificiali, distese marine “la cui profondità, durante la bassa marea, non supera i sei metri”: sono le zone umide, celebrate il 2 febbraio con una Giornata mondiale in quanto ecosistemi acquatici fondamentali.
Un ruolo fondamentale contro le crisi climatiche
Rivestono infatti un ruolo determinante, come bacino di biodiversità - circa il 40% delle specie vegetali e animali del mondo per la propria sopravvivenza dipende direttamente o indirettamente da zone umide - e come preziosi alleati nella lotta alla crisi climatica: solo le torbiere, che coprono circa il 3% del territorio del nostro pianeta, immagazzinano circa il 30% di tutto il carbonio, ben il doppio di tutte le foreste del mondo.
Assorbono inoltre le piogge in eccesso, arginando così il rischio di inondazioni, rallentando l’insorgere della siccità e riducendo al minimo la penuria d’acqua.
Aree a rischio
Oggi però il 25% delle specie dipendenti dalle zone umide è minacciato di estinzione. E nel mondo è andato perso circa il 22% dell’estensione complessiva delle zone umide mondiali, pari a oltre 400 milioni di ettari.
In Italia, stando ai dati ISPRA, circa il 6 % delle zone umide inserite nell’inventario dedicato non è protetto in quanto non ricade in un’area protetta o in un Sito Natura 2000.
Ecco alcuni dei dati impressionanti messi in fila da Legambiente, che proprio a questi Ecosistemi Acquatici dedica uno specifico Focus tutto da scoprire (lo puoi scaricare a questo link).
Il posizionamento dell’Italia
Il report viene pubblicato in occasione del 50° anniversario della ratifica da parte dell’Italia della Convenzione di Ramsar (1971), il primo trattato globale per la conservazione e la gestione degli ecosistemi naturali.
L’Italia è oggi quarta in Europa per numero più zone umide di importanza internazionale: ne conta 63 in 15 Regioni, 6 si trovano in Lombardia.
Scopri di più nella pagina dedicata sul sito di Legambiente.

